Intervista a Vincenzo Capretto autore de: “Il volto dell’inganno”

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Vincenzo Capretto è nato a Napoli nel 1979, è un militare della Marina Militare, nonché giornalista pubblicista e collabora come redattore per la testata sportiva online Footballweb e per la rivista online di profilo economico-finanziario Kompetere Journal. “Il volto dell’inganno” è il suo romanzo d’esordio edito da ‘Dialoghi’ nel 2020. L’autore si racconta in questa esclusiva intervista.

Chi è Vincenzo Capretto e come concilia la sua vita lavorativa in Marina con il mondo della scrittura?

Vincenzo Capretto è un giovanotto (sorride ndr) di 41 anni che fa del suo motto “volere è potere” la sua ragione di vita. L’ho anche tatuato sulla pelle. Sono un fiero militare della Marina Militare da 22 anni. Tendenzialmente non sto mai fermo, da bambino mi chiamavano il ciclone. Il mio cervello è sempre in moto alla ricerca di nuove passioni, emozioni, sfide e, una volta trovate, mi ci tuffo con tutto me stesso. Per questioni di tempo non riesco sempre a portarle avanti con continuità a eccezion fatta per la scrittura, che in un modo o in un altro da qualche anno è presente costantemente nella mia vita. Non è stato semplice conciliare la mia vita lavorativa alla scrittura, soprattutto quando, fino a un anno fa, ero imbarcato. Ma come vi ho detto volere è potere, quindi ogni momento libero cerco di dedicarlo alla scrittura. Buffo che parte del libro l’ho scritto proprio nei ritagli di tempo delle mie navigazioni. Certo che anche la scrittura, affiancata a una vita lavorativa così impegnativa, ti porta a fare delle scelte. Se vuoi scrivere devi sacrificare qualche pizza con gli amici, qualche film in tv, addirittura qualche vacanza. Diciamo che fin quando lo fai con piacere, non ti pesa. Il problema poi è di chi è al tuo fianco, deve saper accettare questa situazione. Aggiungo che da un anno la mia passione e il mio lavoro in un certo senso si sono uniti, seppur parliamo di scrittura istituzionale, ora lavoro all’Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione della Marina Militare a Roma. Assodato che non ha nulla a che vedere con la narrativa, spesso mi rendo conto di essere semplicemente felice quando scrivo, a prescindere da cosa.

“Il volto dell’inganno” è il suo romanzo d’esordio, quali sono i personaggi principali e quali le curiosità peculiari del libro?

I personaggi principali sono: la famiglia Mariani, una ricca famiglia di Milano composta da Alessandro, dirigente perennemente insoddisfatto di un’importante casa farmaceutica la Ji.Ro e da Beatrice, donna estremamente bella e viziata, che per scelta ha deciso di fare la mantenuta. Hanno un bambino, Leonardo, di 9 anni e un terrier, Kiko, anche egli di 9 anni. Durante la storia irromperà nella loro vita la tata Greta Kutnzenova, donna cupa e misteriosa dal passato travagliato. A questi si affianca Ricardo Juan Jimenez proprietario della Ji.Ro, metà spagnolo e metà italiano. Uomo freddo, spietato, calcolatore, senza scrupoli, ma che come tutti ha i suoi punti deboli.

Questi sono i personaggi principali, ma sinceramente anche chi appare di meno, lascerà il segno nella storia. Pure con una semplice battuta. Sembra assurdo, ma il libro è nato da un sogno. L’idea iniziale era scrivere un’autobiografia. Avevo buttato giù anche qualcosa. Poi, qualche ora dopo, mi ero reso conto che non era quello che realmente sentivo e sinceramente in pochi avrebbero letto l’autobiografia di un perfetto sconosciuto. Ricordo che erano le ventidue circa quando mi dissi che avrei dovuto provare a scrivere un thriller, visto che è sempre stata la mia passione. Calcolate che all’età di quattro anni ho visto L’esorcista. Andai a dormire con quest’idea. Durante la notte sognai letteralmente il primo capitolo. Mi svegliai alle tre e iniziai a scrivere più o meno il mio sogno. L’indomani ritoccai quello che avevo scritto. La notte successiva sognai il prologo, mi risvegliai e appuntai tutto.  La prima cosa che ho scritto totalmente è stato il prologo, ancora prima di aver ultimato la trama. L’ho scritto immaginando di “entrare” al buio nella prima scena del libro e con una macchina fotografica (con flash) iniziare a scattare foto a caso. Circa una settimana dopo, girovagando su internet avevo scoperto che l’ambientazione del primo capitolo in realtà era un posto esistente: Valsolda, Como. Non chiedetemi come sia possibile perché non lo so. In quei luoghi non c’ero mai stato. Su suggerimento di un amico ad agosto presi lo zaino ed andai in macchina sul Lago del Ceresio a respirare l’ambiente e vedere la zona. La trama l’ho conclusa subito dopo il rientro, a fine agosto.

Ho scritto il libro in ogni momento che avevo libero e vista la mia vita abbastanza “agitata”, non è stato per nulla semplice. Nella notte di Natale l’ho ultimato definitivamente. Questo romanzo non penso sia il classico thriller: volutamente nel libro si alternano scene di tensione a momenti di riflessione. Non credo di aver utilizzato uno stile innovativo ma se dovessi dargli un nome credo che lo chiamerei “schema a forma di pino”, come l’albero. La trama principale rappresenta il tronco, le storie secondarie i rami. Provo spesso ad allontanare il lettore dalla principale linea narrativa, facendolo immergere in una storia secondaria, da cui potrà ricavare ulteriori dati utili per ricostruire la trama portante. Ho provato a toccare diverse tematiche attuali quali crisi coniugale, abuso minorile, frustrazione e sete di potere, con un occhio di riguardo all’unico vero amore indissolubile e incondizionato: l’amore materno. Non mi piaceva l’idea di scrivere il classico thriller, con l’investigatore o la squadra omicida che indaga su un delitto. Avevo il desiderio di scrivere un romanzo che toccasse la vita quotidiana: non credo che esista al mondo una persona che almeno una volta nella sua vita non abbia trasformato il suo volto in un inganno per i motivi più disparati, magari anche non volendo. L’inganno fa parte intrinsecamente dell’essere umano.

È stato difficile arrivare alla pubblicazione del libro? Cosa pensa dell’editoria italiana?

Sinceramente non è stato difficile, ma probabilmente la ragione è da ritrovare nel nella scelta che ho fatto all’inizio, ovvero farmi rappresentare da un’agenzia letteraria, che di fatto è stata da tramite tra me e le case editrici. Ci vorrebbe un altro libro per risponderla a cosa ne penso dell’editoria italiana. Provo a essere sintetico. Purtroppo, in Italia ci sono più scrittori che lettori, questo è il primo grosso neo. Con l’avvento di Amazon sono cambiate un po’ le dinamiche. Amazon permette a tutti di pubblicare, qualsiasi scritto, senza nessun tipo di filtro. La conseguenza è che ormai troviamo in giro molta, mi passi il termine, spazzatura. Allo stesso tempo però è diventato quasi sempre un’ancora per moltissimi autori, soprattutto gli esordienti.

Le spiego: la piccola editoria schiacciata da questo colosso e non solo, non riesce a vendere a sufficienza. Calcoli che ormai solo le grandi case editrici arrivano sugli scaffali delle librerie, questo perché il rischio di non vendere diventa insostenibile. Quindi da qualche anno va di moda per le piccole e medie case, la politica “print on demand” ovvero stampa su richiesta, in questo modo il rischio di invenduto e pari allo zero, ma ovviamente arrivare al lettore è più complicato rispetto a chi nasce per vendere solo on line. Discorso invece diverso per le grandi case editrici, che sempre con più frequenza per combattere questo fenomeno, si soffermano maggiormente sulla quantità invece qualità. Ecco che, a parte qualche eccezione, un influencer, un cantante, un calciatore, una velina, assicurando migliaia e spesso milioni di vendite, avrà più possibilità di pubblicare con una grande casa editrice piuttosto che uno sconosciuto, un esordiente. Ecco, che tanti buoni autori sono costretti a ripiegare su Amazon finendo nel calderone. A tutto ciò si affianca la grande crisi che sta colpendo tutti i settori a causa della pandemia in atto. Ormai è un anno che sono state cancellate qualsiasi tipo di manifestazioni e fiere editoriali affossando tante case editrici.

I lettori a loro volta danno sempre meno fiducia agli esordienti proprio perché in giro ormai si trova un po’ di tutto e di conseguenza continuano a seguire l’autore già affermato e ovviamente l’influencer di turno. Ovviamente le eccezioni ci sono ancora. Purtroppo, credo che questa situazione non cambierà in tempi brevi, anzi.

Il suo è un è un thriller pieno di suspense, quanto c’è di Vincenzo nel libro?

A parte la mia insaziabile passione per il genere come già vi ho detto, sarebbe bello dirvi nulla, ma sarei un’ipocrita. Ci sono atteggiamenti e sensazioni che ho avuto e che purtroppo ho ancora oggi, ma fondamentalmente anche le mie paure e tanti atteggiamenti che vorrei evitare. Pensi che qualche mese prima di scrivere il libro mi sono tatuato sulla pelle “non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te stesso”. Inoltre, rileggendolo più volte comprendo che il libro seppur sia una storia completamente inventata, ha decisamente riflessi di vicissitudini personali.

Il suo libro è nato sotto il segno della pandemia, cosa pensa in merito?

Come individui, abbiamo dovuto apportare dei cambiamenti alla nostra vita quotidiana. Dall’altra parte, anche se fisicamente distanti, internet e i social media ci hanno permesso di entrare nelle case degli altri e di connetterci con loro. Il lockdown ci ha permesso inoltre di esplorare hobby e interessi che forse non avevamo mai avuto prima. Molti finalmente hanno capito cosa significa leggere un buon libro o l’importanza di passare del tempo con la famiglia. I social media ci hanno permesso di condividere e confrontarsi con gli altri. In tanti hanno sviluppato doti di creatività e di intraprendenza che sono state ampiamente condivise online. Molti di noi ora si stanno prendendo molto più tempo per cucinare e dedicano più attenzione all’alimentazione: realizzare cose esclusivamente per noi stessi, e rendersi conto di quanto ciò possa essere profondamente soddisfacente e appagante.

Una delle principali spinte verso questi cambiamenti personali e famigliari, è stata l’attivazione dello smartworkingper molti lavoratori e per altri la sospensione temporanea dell’attività lavorativa per la chiusura degli esercizi e luoghi di lavoro. È importante riflettere su ciò che la pandemia di Covid-19 ci sta insegnando in termini di tutela del benessere personale, sociale e ambientale. Anche se in questo momento sembra difficile pensarlo, dobbiamo riuscire a trovare un lato positivo per ogni privazione che siamo costretti a vivere. Comprendo benissimo che queste parole possono sembrare di facciata, soprattutto per chi a causa della pandemia ha visto perdere il proprio lavoro o andare in fumo i sacrifici di una vita, ma ho sempre pensato che nella vita bisogna trovare la forza di ripartire anche dopo aver toccato il fondo. È inutile piangersi addosso.

Fino a ora qual è stata l’emozione più intensa che le ha regalato pubblicare il suo primo romanzo?

Difficile rispondere, davvero. Qualsiasi cosa riguardi questo libro mi ha emozionato. Emozioni diverse, uniche, irripetibili e profonde. Non riesco a citarne una, ma diverse. Ricordo l’emozione della fine del prologo, quella provata nella notte di Natale 2019 quando ho concluso la stesura del libro. Oppure  quando sono andato per la prima volta sul Lago Ceresio a Como, poi la chiamata della Casa Editrice e la firma del contratto. Alle mie lacrime di gioia quando ho visto stampato la mia creatura. Ancora, alla prima presentazione fatta a Bracciano, a quella fatta a Portici davanti ai miei cari. Come non citare la presentazione ad agosto fatta a Valsolda, un calore unico. A le prime interviste, alle prime dediche che ho scritto per i lettori, ai primi articoli sparsi sul web sul mio libro. Insomma, non riesco davvero a trovarne una. Anche ora mi sto emozionando nel parlare con lei, è qualcosa di magico che spero duri ancora per tanto.

Se tornasse indietro cosa farebbe o non farebbe prima della pubblicazione?

Tendenzialmente farei tutto quello che ho fatto. Forse pensandoci attentamente, aspetterei ancora un po’ prima di pubblicare solo per comprendere appieno questo mondo. Riguardo al libro, probabilmente avrei dedicato un capitolo speciale a un personaggio della storia. Evito di farvi nomi per non condizionare chi ancora non lo ha letto.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Molto dipenderà dal tempo che riuscirò a ritagliarmi, sempre meno. Vorrei provare a scrivere il sequel, credo che il volto dell’inganno abbia ancora qualcosa da dire. Allo stesso tempo ho messo nel cassetto la trama di un romanzo drammatico sentimentale: quattro storie d’amore che si intrecciano a Roma. Chissà, un giorno forse lo riprenderò.  Mentre un progetto che mi sta decisamente a cuore, è quello sta per nascere dalla collaborazione con l’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore per le Scienze, le Tecnologie e i Servizi “Galileo Galilei” di Bolzano. Il suo nome è “IL VOLTO DELL’INGANNO: DEBUTTARE NEL MONDO EDITORIALE”.

Il libro al momento è già presente nella biblioteca della scuola per gli studenti. In origine sarei dovuto andare lì per avere un incontro con tutti gli studenti e raccontare della nascita del volto dell’inganno e come si arriva nel mondo dell’editoria. Causa covid, l’incontro verrà effettuato a fine marzo in streaming. Sono entusiasta ed eccitato di essere stato scelto per questo progetto così innovativo e stimolante: un’esperienza unica e appagante. Approfitto per ringraziare la dirigente, tutti i docenti che hanno partecipato al progetto e la bibliotecaria, persona davvero squisita.

Lisa Di Giovanni