“Il volto dell’inganno” di Vincenzo Capretto, Dialoghi. A cura di Alessandra Micheli

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Amo i thriller in cui gli eventi, le persone vengono viste alla luce del crepuscolo.

Quella luce che si affaccia alla fine del giorno, che deride il sole con la sua pretesa di verità e di trasparenza.

In quell’attimo il volto si copre di ombre e i passi echeggiano con un suono meno sicuro e più cupo, fino a diventare felpati e quasi misteriosi. E’ allora che le linee del viso assumono contorni diversi, forse deformi, per nulla rassicuranti.

Eppure, per ironia della sorte più veri di come la tanto decantata realtà decide di dipingerli.

A volte il sole non è altro che un mero inganno.

Una maschera indossata per evitare di vedere ogni angolo di un abisso che, volenti o nolenti, fa parte di noi, molto più del paradiso.

In tante decantate presa di posizione, in quelle azioni che vogliano far odorare di etica e di bellezza, laggiù dove le radici affondano nel fango, dove i residui urlano altre verità, altre storie.

Rimestere nel torbido non è soltanto una sorta di malsano bisogno voyeuristico.

E’ la ricerca dell’essenza, di una pulizia del volto che sia in grado anche di abbracciare lo sporco.

E’ una strana bizzarria non trovate?

Laddove la meraviglia della nettezza abbraccia il velo nero, la patina che ci ricopre e che nella vita conscia aborriamo, e tentiamo di non mostrare al mondo.

E’ cosi il libro di Vincenzo.

Ama giocare coi ruoli, sollevare il velo e mostrarci la ruggine.

Ama giocare con la psicologia per poi tornare in un universo quasi basilare, dove sono gli istinti quelli primitivi a avere la meglio e a pretendere il loro posto al sole.

Non troverete nulla di veramente bello.

O almeno non secondo i rigidi canoni di una morale che ci serve per non soccombere al lato feroce di noi stessi.

Troverete quello che è l’uomo, non solo una grandiosa creatura nata da una costola di Dio.

Ma anche un buffone che quel dio tenta di gabbarlo, un insicuro che ha bisogno in modo convulso di raggiungere l’acme di ogni emozione, di mordere la vita anche a costo di farsi male ai denti.

Che vuole il riscatto a ogni costo, che desidera il potere per sentire che i propri contorni non diventino evanescenti.

Che vuole fottere, fregare, giocare, disonorare.

Con quella smania assoluta di vivere e lasciare un impronta in un mondo, troppo bello e troppo immenso, per poter essere vissuto o descritto.

Il volto dell’inganno è forse il libro più vero che abbia mai letto: ci inganniamo di voler esistere anche quando non siamo altro che caricature a tratti tristi come un pierrot e patetiche come un cliché.